[Intro]

Quarantotto sedie.
Arancio scolorito.
Un tavolo apparecchiato
solo dalla polvere.

[Verse]

Salgo dal seminterrato verso la vecchia mensa,
bicchieri capovolti dietro il banco di metallo.
Un menu del novantuno, ancora appeso al muro:
"Pasta al pomodoro, lire mille e quattrocento":
sopra un tavolo la scritta, "Renzo, turno di febbraio."
La macchina manda una foto: ottanta corpi stretti,
voci dentro ogni rumore—
ora sento solo il frigorifero che non produce più calore.

[Chorus]

Sedie arancioni vuote, in fila contro il muro,
ognuna aveva un corpo, un turno, un pezzo di futuro.
Sedie arancioni vuote, il neon non sa mentire,
quando sparisce il lavoro cambia il modo di partire.
Il silenzio non è ordine, non è pace, non è cura:
è soltanto una stanza che ha perduto la misura.

[Verse]

Poi arrivano i documenti degli anni del ridurre:
reparti accorpati, "esubero" per chi se ne va.
Un cuoco scrive a mano: "Chiudo venerdì alle sei."
Una donna chiede ferie: "Mio marito parte, e noi?"
Un responsabile annota: "Mensa sovradimensionata":
la stessa sala piena diventa, in una riga, sbagliata.
Capisco che una visione può morire senza un crollo:
basta togliere una parte, poi un'altra, poi il suo nome.

[Chorus]

Sedie arancioni vuote, in fila contro il muro,
ognuna aveva un corpo, un turno, un pezzo di futuro.
Sedie arancioni vuote, nessun grafico sa dire
quanto pesa una partenza quando smetti di tornare.
Il silenzio non è ordine, non è pace, non è cura:
è una mensa senza voci che conserva la misura.

[Cello Interlude]

[Bridge]

Non tutto ciò che finisce
è stato tradito.
Non tutto ciò che cambia
poteva restare uguale.
Ma quando cancelliamo
anche il motivo per cui esisteva,
la perdita diventa
più comoda da raccontare.

[Final Chorus]

Sedie arancioni vuote, restate contro il muro,
non siete un monumento né la prova di un futuro.
Sedie arancioni vuote, mi costringete a capire:
una fabbrica non muore solo quando smette di produrre.
Muore un pezzo alla volta, mentre il bilancio rassicura,
finché il vuoto sembra normale dentro tutta la struttura.

[Outro]

Raddrizzo una sedia.

Non per restaurarla.

Per sedermi.

Resto cinque minuti
in mezzo alla sala.
